Ottavo appuntamento della serie di interviste a direttori artistici di Festival, in giro per l’Italia, che si approcciano alla Musica in maniera caratterizzante e molto interessante, provando a dare un loro punto di vista peculiare sul panorama contemporaneo. Prima: Paolo Francesco Visci, direttore artistico dell’IndieRocket Festival, Pescara (qui). Seconda: Marek Lukasik, direttore artistico del Lars Rock Fest, Chiusi (SI), (qui). Terza: Massimo Simonini direttore artistico dell’AngelicA Fest, Bologna (qui). Quarta: Lucia Ronchetti, al tempo dell’intervista direttore artistico del 67° Festival Internazionale di Musica Contemporanea Micro-Music, Biennale di Venezia (qui). Quinta: Alessandro Gambo direttore artistico del festival Jazz is Dead!, Torino (qui). Sesta: Chris Angiolini, direttore artistico del Beaches Brew Festival, Marina di Ravenna (qui). Settima, Alessandro Luzi, direttore artistico del Festival Mount Echò, Montecosaro (qui). Ora ritorno come si dice, sul luogo del “delitto musicale” grazie a Luca Benni, con cui avevo scambiato quattro chiacchiere digitali quando l’ho intervistato per la label che ha contribuito a creare, To Lose La Track (qui). Nell’intervista Luca in una risposta aveva parlato del festival Italian Party, ma ho ritenuto che un approfondimento in questa rubrica fosse necessario, e complice la sua disponibilità, ho potuto chiedere notizie su come è nato e come viene pensato e vissuto il festival. A voi la lettura.
Iniziamo dall’origine, come è nata l’idea del Festival Italian Party?
Nei primi anni 2000 con una serie di amici iniziamo a organizzare concertini di gruppi esteri che venivano in Italia nel giro dei locali di Umbertide e Perugia. I concerti li paghiamo di tasca nostra e, generalmente, vanno sempre in perdita, anche se di poco, quando va bene facciamo pari con le spese, ma il concetto era chiaro: invece che spendere i soldi di benzina e biglietti per andare a Roma o a Bologna a vedere i gruppi che ci piacevano, spendevamo quei soldi per portare quei gruppi a suonare qui da noi. Gente come Lali Puna, Owls (side project dei Kinsella), Notwist, Sodastream, Explosions in the Sky, Califone, American Analog Set e molti altri, “putting Umbria on the map”.
Nell’estate del 2003 invece facciamo un piccolo festival a Umbertide, diviso in due giorni, con quelli che poi diverranno i consueti due spicci di budget fino ad oggi.
Il nome scelto per il festival era appunto “Italian Party”, una sorta di rivincita programmatica dei gruppi italiani proprio perché venivamo da ascolti musicali prettamente esterofili.
Oltre ai due headliner serali Giardini di Mirò e Baustelle (freschi del loro primo album e ancora poco conosciuti) nella piazza principale del paese, al pomeriggio, dentro al parco della Piattaforma, va in scena la prima puntata di quello che poi negli anni successivi sarebbe diventato l’Italian Party, ancora prima della nascita di To Lose La Track nel 2005: la lineup pomeridiana è il risultato del nostro girare per piccoli festival tra il centro e il nord Italia come Musica Nelle Valli, Shagoo Shagoo, Ferrara Trema, Pop-Gradara e altri e suonano band di assoluto valore come Fine Before You Came, Settlefish, Altro, Death of Anna Karina e altri.
Come è strutturata attualmente l’organizzazione del Festival? Quante persone ci lavorano? Quanti volontari?
Tra staff, amici e reparto tecnico (fonici, service) siamo una 15ina di persone che ci danno una mano. In più ci sono i ragazzi del collettivo politico Corrente di Umbertide e quelli del Centro Onda d’Urto di Arezzo. Poi quasi ogni anno facciamo una “chiamata alle armi” per quelli che vogliono drci una mano e fare da volontari durante i giorni del festival.

Quando iniziate a pensare e programmare al cartellone del festival?
Appena finita una edizione letteralmente comunichiamo a tutti gli intervenuti la data dell’anno successivo, perchè per chi viene al festival, è una gioia e già bisogna pensare al prossimo anno. Per quanto riguarda il cartellone, ci sono gruppi a cui stiamo dietro letteralmente degli anni interi per poterli inserire dentro al programma del festival.. e a volte non basta!
Come viene effettuata la selezione degli artisti e artiste?
Dopo la nascita di To Lose La Track, l’Italian Party è diventato il festival annuale dell’etichetta, quindi un vero e proprio showcase dei gruppi che escono per l’etichetta più consueti ospiti e amici che riempono i palchi del festival.

Volgendo uno sguardo indietro, quali sono state secondo voi le edizioni più caratterizzanti?
Personalmente parlando, dopo un po’ di anni che il festival era stato spostato fuori Umbertide per mancanza di spazi (Foligno, Castiglione del Lago e anche le frazioni), tornare nel 2013 proprio a Umbertide dove il festival è nato (e dove risiede To Lose La Track) è stato significativo.
Un altro step interessante dal punto di vista logistico è stato quando ci siamo spostati in Piazza San Francesco, una pizza defilata di Umbertide, che però ci permetteva di mettere su tre “palchi”, uno sulla piazza, uno nel chiostro e uno spazio per i concerti acustici dentro ad una chiesa sconsacrata ora museo, con il dipinto “La deposizione della croce” di Luca Signorelli del 1517.
Dopo la pandemia, per l’edizione del 2020 il festival (questa volta con due palchi) è tornato nella storica location della prima edizione del 2003, in Piattaforma, luogo oltretutto importante perché è il parco voluto dai reduci della Brigata partigiana Cremona, che vollero realizzare, dopo il conflitto della Seconda Guerra Mondiale, un centro di ritrovo ricreativo culturale per le estati dei cittadini. Al momento c’è un importante progetto di recupero di questo luogo storico, dopo anni di chiusura e decadimento.
L’anno scorso, nel 2024, col festival che è tornato ad essere spalmato su due giorni abbiamo effettuato ancora un cambio di location, questa volta abbiamo splitatto il festival in due comuni diversi perché l’amministrazione comunale di Umbertide ha avuto la bella idea di realizzare una festa della birra a 100 metri dalla Piattaforma proprio il giorno dell’Italian Party, al che, abbiamo trovato ospitalità nel comune adiacente di Montone, scelta che si è rivelata felice perché vista l’invasione di pubblico che c’è stata, non ci sarebbe stato posto per tutti in Piattaforma..

Quelle con un maggior riscontro di pubblico
In termini di pubblico le presenze sono sempre aumentate di anno in anno ma da dopo la pandemia (dal 2022, che era l’edizione n. 20 del festival) in avanti i numeri sono esplosi letteralmente. Inoltre si è visto un afflusso di pubblico giovane che francamente non vedevo da decenni…
Favorisco contenuto video dell’ultima edizione: https://www.youtube.com/watch?v=gKb1rh-pmIs
Usate i social per promuovere e documentare il festival? Se sì quali preferite? Li ritenete strumenti necessari per aiutare a conoscere il Festival
Abbiamo una mailing list con più di 3000 contatti, canali Telegram, Instagram e Facebook, sfruttiamo tutto l’Internet possibile per arrivare più vicino ai nostri fans e alla gente.
Come viene recepito il Festival dalla Regione Umbria? Siete radicati sul territorio?
Per 16/17 anni il pubblico local è stato quasi assente, poi ad un certo punto lo status di “festival musicale figo” è arrivato anche ai nostri concittadini. Forse anche perché l’Italian Party è uno dei pochi motivi per cui Umbertide è sconosciuta fuori dai confini regionali…
Una riflessione, il festival fa parte o ha fatto parte di network nazionali e internazionali? Per fare un confronto penso al festival internazionale di cinema e documentario a tema musicale Seeyousound che aderisce al Music Film Festival Network https://mffn.org/?
No, il festival non fa parte di nessun network se non quello informale della scena musicale indipendente italiana.
Dal presente al futuro prossimo venturo: state già ragionando sui nomi per la prossima edizione?
Si si, abbiamo quasi tutta la scaletta fatta, dobbiamo ancora organizzare logisticamente il tutto, anche quest’anno il festival si dipanerà in due giornate e in due comuni a 5km di distanza tra di loro, a Umbertide e Montone, il 25 e 26 luglio 2025 (con un anteprima il 24), da non perdere!
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