(8bells020 2024)
Quintetto di ottoni (nella fattispecie: due trombe, corno, trombone, tuba) di lunga tradizione e consolidata esperienza – concerti in tutte le parti del mondo, oltre cinquanta premiere, nove Cd alle spalle, e numerose commissioni ad alcuni tra i più prestigiosi compositori contemporanei -, il Meridian Arts Ensemble (d’ora in poi, MAE) fornisce, in questa nuova e bellissima uscita discografica, una ennesima prova della propria versatilità e raffinatezza interpretativa. Le composizioni qui presentate, e magistralmente eseguite dai musicisti americani, possono essere suddivise in due gruppi. Il primo gruppo è costituito da tre composizioni originali, a partire dal brano che dà il titolo all’album: Credo, terzo lavoro commissionato dal MAE al compositore americano David Sanford. Nei quattro movimenti in cui l’opera si articola, l’autore dà sfoggio di tutta la sua creatività e della sua vasta tavolozza espressiva, attingendo ai linguaggi più disparati (pur senza eccedere nelle incursioni, solitamente a lui care, nel jazz e nel rock) e muovendosi con disinvoltura tra consonanza e dissonanza, materiali vernacolari e tessiture astratte, il tutto con un particolare gusto per l’esplorazione di impasti timbrici inediti e stuzzicanti. Più legati al linguaggio tonale tradizionale sono invece i due lavori firmati da Daniel Grabois, cornista dell’ensemble. Mentre in Drift l’autore si serve della giustapposizione e della sovrapposizione di blocchi melodico-ritmici separati per produrre frizioni intriganti e ricche di energia, il più lungo Gravikord (quasi quindici minuti di durata) procede in maniera più lineare, pervenendo – a partire dalla iterazione graduale di figurazioni che sembrano celare una tensione latente – a un finale assertivo e apparentemente risolutivo. Altrettanto interessanti sono le trascrizioni per quintetto di fiati qui eseguite, che ci offrono una prospettiva in parte inedita sull’opera di importanti compositori della tradizione classica occidentale. Se il carattere rustico e festoso di Feld-Partie di F.J. Haydn si rivela particolarmente idiomatico rispetto alle sonorità brillanti degli ottoni, come pure i ritmi pungenti e il contrappunto cristallino delle cinque miniature di Igor Stravinsky – assemblate dal MAE in una (da loro così ribattezzata) Suite for Brass Band -, la rilettura per questo organico dell’Adagio mesto tratto dalla celebre sonata per pianoforte del 1949 di Samuel Barber dona nuove sfumature cromatiche al carattere ombroso e introspettivo di questo movimento, particolarmente rappresentativo del romanticismo poco nostalgico e molto personale (e a suo modo moderno) del grande compositore americano. Il MAE ci guida con bravura ed entusiasmo in questo variopinto mosaico di esperienze musicali così diverse, restando sempre fedeli alla ricerca della massima autenticità stilistica in cui risiede, in ultimo, il loro “credo” musicale e artistico.
Voto: 8/10
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