Buñuel + Spirale, Circolo Dong, Macerata 09/02/2025

È stata una grande serata di noise internazionale al Circolo Dong di Macerata quella del nove febbraio con gli ottimi Spirale e la miglior band internazionale di noise, i Buñuel.

I marchigiani Spirale hanno suonato per una buona mezz’ora una manciata di brani nei quali si sono espressi con un noise tirato, teso e con brani spesso allungati, che in alcune circostanze ha virato gradualmente verso una psichedelia ondeggiante e pre-stoner. Il ritmo dei loro brani è sempre stato molto serrato e le aperture chitarristiche in alcuni casi sono state in contrasto con il basso che tratteneva il suono creando una perfetta tensione. Non sono mancati momenti di punk noise con spunti dei primi Nirvana e del bluescore tanto caro agli Unsane e di metal-core.

La grande attesa era ovviamente per i Buñuel che hanno regalato una performance che ha soddisfatto pienamente le aspettative del pubblico. In poco più di un’ora i Buñuel hanno positivamente devastato il pubblico con i loro effluvi di noise e di martellamenti, proponendo brani di tutti i loro quattro dischi, anche se prevalentemente quelli di “Mansuetude”.

 

Come da copione Eugene Robinson, giunto sul palco con tanto di impermeabile di pelle, al quinto brano è rimasto in mutande e gilet. Il set è iniziato con Dump Truck, seguita da Who missed me, ovviamente tesa e noise, con un intro tiratissimo e un cambio di registro stilistico in cui Xabier Iriondo si è lasciato andare a svisate chitarristiche, cosa che ha fatto anche in altre occasioni. Iriondo, per certi versi è stato molto più scenico di Robinson, mettendosi in pose geometriche e caravaggesche, per dare maggiore enfasi visiva a ciò che il quartetto ha prodotto. Sono stati altrettanto funzionali ed essenziali Franz Valente e Carlo Veneziano, non solo per la tenuta del ritmo, ma anche per dare maggiore enfasi al noise.

 

Non sono mancati alcuni loro cavalli di battaglia, vale a dire When God used a rope, resa molto più ritmica, This is love con Iriondo che si è dilettato a grattugiare la chitarra in modo molto scenico e la ballabile High speed chase, grazie al funky della parte ritmica.
Se con I electrician si è scatenato l’inferno sia sul palco che tra il pubblico il momento più alto del concerto si è avuto con la conclusiva Movement no. 201 nella quale Iriondo e Valente hanno dato sfogo alla loro urgenza creativa e sperimentale.
Concerto difficilmente dimenticabile.

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